martedì, Luglio 21, 2026
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Il ponte sullo Stretto è il simbolo del fallimento del governo Meloni

L'opera probabilmente non vedrà mai la luce, ma lo Stato sta pagando 11,5 milioni di euro di stipendi. Bonelli (Avs): "Il governo fermi tutto"

L’inchiesta per corruzione sul famigerato ponte sullo Stretto è solo l’ultima tegola sul progetto di quella che in un altro articolo avevo definito “l’opera più inutile mai concepita dall’essere umano”. Un’opera faraonica e onerosa, che costerebbe 14 miliardi allo Stato, togliendo risorse alle vere infrastrutture che servirebbero alle Regioni del Sud, a cominciare da strade e ferrovie. Un’opera che con molta probabilità non vedrà mai la luce, ma questo era già chiaro nei primi anni 90, quando a sponsorizzarla era la buonanima di Silvio Berlusconi, al secolo l’ex amico intimo di Ruby Mubarak.

L’Europa che rivuole 12 milioni

Dopo quasi quattro anni di stop and go, anche nella stessa maggioranza che sostiene il governo Meloni c’è chi (finalmente) frena sull’opera, anche se non lo dice apertamente: oltre all’inchiesta che ha coinvolto l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele, che si è dimesso dall’incarico di presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del Csm, pesano quei 12 milioni di euro che l’Italia dovrà restituire all’Unione Europea per i ritardi nella progettazione esecutiva. Quei 12 milioni certificano, nero su bianco, che ai roboanti annunci del ministro delle Infrastrutture, dei Trasporti e della Famiglia nel bosco, non sono seguiti dei fatti concreti.

Del ponte sullo Stretto sono partiti solo gli stipendi

Ad oggi, l’unica “opera” partita sono gli 11,5 milioni di euro che lo Stato sta pagando a 21 dirigenti e 93 funzionari. Quattro di loro percepiscono stipendi che sforano il tetto dei 240 mila euro fissato per i dirigenti delle società pubbliche, una deroga alla norma decisa dall’esecutivo. Il metaforico crollo del ponte sullo Stretto è il simbolo del fallimento del governo Meloni, un governo che aveva annunciato blocchi navali, abolizione delle accise sui carburanti, riduzione delle tasse, grandi opere e altre creature fantastiche. È l’immagine plastica di una destra molto brava ad ottenere il consenso solleticando sui bassi istinti di una parte del popolo, ma poi non è in grado di governare il Paese.

Bonelli: “I nostri esposti servono per fare chiarezza”

Chi si è opposto sin da subito al ponte sullo Stretto, in Parlamento e nella aule di tribunale, è stato il leader di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi Sinistra, Angelo Bonelli. “Quanto emerge dall’inchiesta della Procura – spiega Bonelli – è di una gravità inaudita: si parla di presunti tentativi di condizionare la decisione della Corte dei Conti sulla delibera CIPESS relativa al Ponte sullo Stretto di Messina. Giacomo Saccomanno (uno degli indagati nell’inchiesta per corruzione, ndr), fino a poche settimane fa era commissario della Lega in Calabria e membro del Cda della società Stretto di Messina. Era stato rimosso da poche settimane”.

 

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“Non più tardi di tre settimane fa – continua il deputato Avs – ho depositato alla Procura di Roma il sesto esposto integrativo sulle procedure adottate dal Governo, che a mio avviso violano le norme italiane ed europee in materia di appalti e ambiente. I nostri esposti servono per fare chiarezza considerato che il governo ha negato al sottoscritto atti e documenti trasmessi alla Corte dei Conti. Il Governo ha gestito tutto nella segretezza, arrivando a negare a un parlamentare gli atti intercorsi con la magistratura contabile”.

L’attacco a Salvini: “Ha forzato ogni passaggio”

Angelo Bonelli punta ovviamente il dito contro il ministro delle Infrastrutture, dei Trasporti e della Famiglia nel bosco: “Il Governo, a partire da Salvini – ricorda – ha forzato ogni passaggio per arrivare alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera CIPESS. Una scelta che avrebbe fatto maturare diritti in capo alla società costruttrice, esponendo lo Stato al rischio di penali miliardarie, nonostante un progetto vecchio, valutato nel 1997, e senza valutazioni sismiche aggiornate. Parliamo di 14 miliardi di euro pubblici: il progetto originario prevedeva il 60% di fondi privati e il 40% pubblici, mentre Salvini ha messo tutto a carico dello Stato. È inaccettabile, mentre il Paese ha bisogno di risorse per sanità pubblica, scuola, pensioni e trasporti. Il Governo si fermi subito. Vogliamo sapere se siamo davanti a un singolo episodio o al rischio di un fenomeno corruttivo più ampio”.

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