giovedì, Ottobre 15, 2026
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Ecco come si voterà con il Melonellum

In attesa delle decisioni della Corte Costituzionale sui ricorsi presentati dalle opposizioni, una guida al voto con la nuova legge

Il Melonellum è ufficialmente l’ennesima nuova legge elettorale e ancora una volta gli italiani saranno costretti a votare con un sistema diverso rispetto a quello delle ultime elezioni politiche. Malgrado Giorgia Meloni si vanti di aver guidato l’esecutivo più longevo della storia della Repubblica, cambiare le regole del gioco era diventata la sua priorità.

Il motivo? L’unità delle opposizioni, che nel 2022 si presentarono divise in tre coalizioni regalando la vittoria alle destre, con la vecchia legge elettorale avrebbe condannato i partiti che sostengono il governo a una sonora sconfitta. Ora la partita è più aperta e paradossalmente l’obiettivo non dichiarato è quello di depotenziare un’eventuale vittoria del centrosinistra. E così, mentre i prezzi dei carburanti continuavano a salire, nella seduta dell’8 ottobre 2026 la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Vediamo quindi cosa cambierà, in attesa delle decisioni della Corte Costituzionale che dovrà valutare i ricorsi presentati dalle opposizioni, ricorsi che potrebbero far saltare intere parti della legge.

Il testo, ribattezzato Stabilicum dalla maggioranza di centrodestra e Melonellum dalle opposizioni, archivia il Rosatellum (usato nel 2018 e nel 2022) e introduce un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza. L’obiettivo dichiarato è garantire maggiore stabilità agli esecutivi; le critiche, invece, parlano di una riforma potenzialmente favorevole al centrodestra e sollevano dubbi di costituzionalità.⁠

Cos’è il Melonellum e quali sono le novità principali

Il Melonellum (o Stabilicum) elimina i collegi uninominali del sistema misto precedente e assegna i seggi su base proporzionale nei collegi plurinominali. La grande novità è il premio di governabilità: se una lista o coalizione ottiene almeno il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato e risulta prima in entrambi i rami, riceve 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi. È previsto un tetto massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato (esclusa la circoscrizione Estero). Se nessuno raggiunge la soglia in entrambe le Camere, o se i risultati sono discordanti, scatta il proporzionale puro.⁠

Rimangono le soglie di sbarramento del 3% per i singoli partiti e del 10% per le coalizioni, con un meccanismo di ripescaggio per la lista più votata sotto il 3% all’interno di una coalizione ammessa. Per i nuovi partiti la raccolta firme sale da 1.500 a 6.000 per circoscrizione (con esenzioni per chi aveva un gruppo parlamentare entro il 31 dicembre 2025).

Il premio di maggioranza al 42%: come funziona

Il cuore della riforma è proprio questo premio fisso di 105 parlamentari (70 + 35). Non è una percentuale, ma un numero prestabilito di seggi, con il limite del 55% circa dei posti a Montecitorio e del 56,5% a Palazzo Madama (al netto dell’Estero). In questo modo uno schieramento può ottenere la maggioranza anche senza arrivare al 50% dei voti. Se il premio fa superare i tetti, i seggi in eccesso vengono sottratti alla parte proporzionale. In caso di mancato raggiungimento del 42% in entrambe le Camere, nessuno dei candidati delle liste circoscrizionali destinate al premio risulta eletto.⁠

Come si vota: preferenze, capilista bloccati e scheda elettorale

Sulla scheda l’elettore trova il simbolo della lista (o della coalizione) e un elenco di sette nomi. Il capolista è bloccato e graficamente distinto: se la lista ottiene un seggio in quel collegio, è automaticamente eletto. Per gli altri sei candidati si possono esprimere fino a tre preferenze con una crocetta, rispettando l’alternanza di genere (in caso contrario la seconda e la terza preferenza vengono annullate). Tornano quindi le preferenze dopo oltre vent’anni, ma in forma parziale: i partiti mantengono il controllo sul primo posto in lista.

Le liste per il premio di maggioranza sono circoscrizionali e, in caso di coalizione, comuni a tutti i partiti dell’alleanza. È obbligatorio indicare nel programma depositato il nome del candidato premier proposto al Presidente della Repubblica (lo stesso per tutti gli alleati di una coalizione); il nominativo però non compare sulla scheda e non vincola il Capo dello Stato, che resta libero nelle sue prerogative costituzionali.

Altre novità: voto fuori sede, circoscrizioni estere e quando si voterà

Una delle misure più concrete per i cittadini è il voto fuori sede permanente: chi è domiciliato temporaneamente in un altro Comune da almeno nove mesi (tre mesi per motivi di cura) può votare lì, previa iscrizione in un apposito albo almeno 45 giorni prima delle elezioni. La possibilità è estesa anche ai caregiver familiari. Le circoscrizioni estere vengono ridotte (due alla Camera e una al Senato).

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