Nuovo flop per Giorgia Meloni. Mentre alla Camera si approva il “Melonellum”, la legge elettorale che la premier sta facendo approvare per cercare di non perdere le prossime elezioni, è stato bocciato per un voto l’emendamento al alle preferenze. La proposta, a firma del deputato Galeazzo Bignami, veniva venduta come un ritorno alla democrazia, la fine delle liste bloccate e il potere di scelta restituito ai cittadini. In realtà non sarebbe stato affatto così.
Come avrebbe funzionato il sistema delle “crocette”
Le schede sarebbero state prestampate e avrebbero previsto sette candidati per collegio. Il primo nome, il capolista, sarebbe stato bloccato e quindi automaticamente eletto. Solo dal secondo in poi l’elettore avrebbe potuto scegliere indicando i candidati preferiti con delle crocette, per un massimo di tre . Il problema, però, è apparso subito evidente: nella stragrande maggioranza dei collegi, i partiti avrebbero eletto un solo parlamentare. E quel parlamentare sarebbe stato quasi sempre il capolista bloccato.
Le preferenze, quindi, sarebbero servite a ben poco. Secondo una simulazione di YouTrend, un partito al 5% avrebbe eletto con le preferenze solo lo 0,8% dei deputati e l’1,7% dei senatori, mentre un partito al 10% avrebbe visto eletti con le crocette il 5,8% dei candidati alla Camera e il 6,6% al Senato. E ancora: un partito al 15% avrebbe eletto con le preferenze meno di un deputato su cinque. Per far eleggere con le preferenze la metà dei propri candidati, un partito avrebbe dovuto prendere almeno il 30%. Percentuale che, al momento, nessun partito raggiunge.
Una presa in giro elettorale
In pratica avremmo avuto un Parlamento composto quasi interamente da nominati, con qualche rara eccezione. Gli elettori si sarebbero ritrovati a mettere tre crocette su nomi che, nella stragrande maggioranza dei casi, non sarebbero comunque entrati in Parlamento. Insomma, uno sforzo inutile. A bocciare le finte preferenze ci hanno pensato i deputati della maggioranza, che aiutati dal voto segreto hanno affossato l’emendamento presentato da Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia.
La caccia ai franchi tiratori
All’appello sono mancati almeno una trentina di voti (ma i deputati “infedeli” potrebbero essere molti di più, perché diversi deputati delle opposizioni potrebbero aver votato a favore dell’emendamento) e ora è partita la solita caccia ai franchi tiratori. Come spesso accade, il partito di Giorgia Meloni e la stessa premier hanno subito puntato il dito contro le opposizioni, che avevano annunciato il loro “NO” spiegando chiaramente i limiti dell’emendamento. La riforma delle preferenze, così com’era stata concepita, non avrebbe restituito alcun reale potere di scelta agli elettori. Sarebbe stata solo l’ennesima illusione ottica.



