Giorgia Meloni gioca ormai da tempo la carta del vittimismo. Sistematicamente, la presidente del Consiglio utilizza i suoi canali di comunicazione per lamentarsi di un presunto “clima di odio” nei suoi confronti. Un “clima di odio” che, nella sua narrazione, sarebbe fomentato dalla sinistra. Utilizza i suoi canali e solo quelli, perché non concede interviste a testate e a giornalisti non “amici”.
L’omicidio di Charlie Kirk e la propaganda della destra italiana
L’omicidio di Charlie Kirk, avvenuto il 10 settembre 2025, è stato utilizzato da chi gestisce la comunicazione dei partiti della destra italiana (in particolare Lega e Fratelli d’Italia) come un pretesto per alzare il livello dello scontro. Si accusa la sinistra di aver ispirato il giovane omicida Tyler Robinson. La prova schiacciante? Le scritte sui proiettili lasciate dal ventiduenne, da alcuni versi di “Bella ciao” alla frase “Ehi fascista! Prendi questo!“ (Hey fascist! catch!). A smontare la bizzarra tesi dei nostri maccheronici “sovranisti”, il fatto che fuori dall’Italia il canto partigiano sia conosciuto perché tormentone di una serie Tv. La seconda frase è invece una citazione del celebre videogioco “Helldivers 2“.
Morti di serie A e morti di serie B
Insomma, la prova che Robinson sia stato mosso da “odio politico” non c’è, però abbiamo qualche certezza. La prima: quasi tutti quelli che stanno elevando Charlie Kirk a nuovo martire della destra mondiale non sapevano neanche della sua esistenza fino al 10 settembre 2025. Altra certezza è che negli Stati Uniti ci sono più armi che americani: la loro folle diffusione provoca una media di 82 morti al giorno. Al giorno, non all’anno. Tra questi morti troviamo la deputata del Partito Democratico Melissa Hortman, uccisa il 14 giugno scorso assieme a suo marito. L’omicida, in quel caso, non era un ragazzino fissato con i videogiochi ma un fervente sostenitore di Donald Trump. Un fanatico religioso antiabortista che ha ucciso Hortman perché favorevole alla legge sull’interruzione di gravidanza. Forse per Giorgia Meloni e per la destra italiana quella di Melissa Hortman è una morte di serie B. Per lei non è stata chiesta nessuna commemorazione in Parlamento, a differenza di quanto fatto per Kirk.
La folle diffusione delle armi negli USA
Restando sulle certezze, sappiamo che Tyler Robinson viene da una famiglia di “Maga”, il movimento dei più accaniti e invasati sostenitori dell’attuale presidente USA. Il ragazzo aveva ricevuto in regalo la prima arma da fuoco quando non era ancora maggiorenne e Charlie Kirk, in uno dei suoi discorsi, aveva detto che le tante morti causate dalla loro diffusione fossero un prezzo da pagare “per preservare il secondo emendamento e proteggere gli altri nostri diritti dati da Dio”. Come ha spiegato il collega Riccardo Saporiti su Wired, nelle 72 ore precedenti all’assassinio dell’influencer dell’ultradestra negli Stati Uniti c’erano state 175 sparatorie. E dall’inizio dell’anno sono stati più di 10mila gli americani uccisi da un’arma da fuoco.
La demonizzazione del movimento pro Pal
Torniamo in Italia. L’omicidio di Charlie Kirk è avvenuto mentre in tutto il mondo, compreso il nostro Paese, cresceva la protesta contro l’olocausto dei palestinesi messo in atto dallo Stato di Israele guidato dal criminale Benjamin Netanyahu. Quale pretesto migliore per screditare quelle piazze (a cui hanno preso parte anche molte cittadine e molti cittadini di destra) utilizzando lo spauracchio del presunto “odio politico” della sinistra? La demonizzazione del movimento pro Pal e delle sue iniziative, a cominciare dalla missione della Flotilla che è in viaggio per rompere il blocco Israeliano contro la popolazione di Gaza portando aiuti umanitari, è al centro della propaganda del governo Meloni, che deve nascondere ai suoi elettori problemi che non è in grado di risolvere, a partire dal preoccupante aumento della povertà che sta mandando sul lastrico milioni di famiglie.
Il presunto “clima di odio” contro la premier
Giorgia Meloni però si è spinta oltre: è arrivata a parlare di un clima d’odio contro la sua persona. Il motivo? Una scritta su un muro a Torino (“Meloni come Kirk”) e non meglio specificati “esponenti dell’altra parte” che andrebbero in televisione per invitare i cittadini ad andare sotto casa della presidente del Consiglio per darle dell’assassina. A domanda del giornalista, Meloni non ha fatto i nomi di questi “esponenti dell’altra parte”, semplicemente perché probabilmente non esistono.
Quella della premier è una strategia pericolosa
La propaganda a base di vittimismo di Giorgia Meloni e dei suoi alleati, rilanciata dai giornali vicini al governo e dalle televisioni “amiche”, è in realtà molto pericolosa. È pericolosa per due motivi: in primo luogo perché potrebbe “ispirare” qualche testa calda e spingerla a fare qualche sciocchezza contro la stessa presidente del Consiglio o contro altri esponenti del governo, in secondo luogo perché potrebbe causare la reazione di esponenti e organizzazioni di estrema destra, che (loro sì… ) odio politico violenza li hanno nel DNA.
La vera “matrice” della violenza
Giorgia Meloni dovrebbe ricordarsi che l’Italia è il Paese in cui l’ultimo a sparare per ragioni “politiche” è stato un certo Luca Traini, che a Macerata esplose dei colpi dalla sua auto in corsa contro dei cittadini immigrati, ferendone 6, e contro una sede del Partito Democratico. Traini l’anno prima era candidato alle amministrative nelle liste della Lega. Dovrebbe anche ricordarsi che il 9 ottobre del 2021 una manifestazione di invasati “no Green Pass” degenerò in un assalto alla sede del più grande sindacato italiano. In mezzo a loro c’erano i neofascisti di Forza Nuova. Insomma, Gorgia Meloni dovrebbe ricordarsi che in Italia l’odio politico di una certa “matrice” è quello davvero pericoloso.



