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Suicidi, 3 su 4 sono uomini. Onori (Azione): Basta parlare di donne fragili

Tre suicidi su quattro, in Italia, sono di uomini. Lo ha fatto notare, a margine del question time alla Camera dei Deputati, la deputata di Azione, Federica Onori, segretaria della Commissione Esteri, che ha interrogato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, sul Piano Nazionale di prevenzione del suicidio. Il punto centrale della sua denuncia di Onori è statistico prima ancora che politico: “In Italia – ha spiegato – il suicidio ha un volto prevalentemente maschile, adulto e anziano, ma le priorità annunciate dal Governo finora non lo riflettevano”.

Cosa dicono i dati ufficiali sui suicidi in Italia

“Quando si parla di fragilità, le donne vengono iscritte d’ufficio tra le categorie da proteggere. È un riflesso automatico, ma sul suicidio i dati dicono l’esatto contrario: tre vittime su quattro sono uomini”, ha detto Onori. La percentuale è coerente con le rilevazioni Istat sulle cause di morte. Nell’Annuario statistico italiano 2025, riferito al 2022, l’Istituto registra 3.906 suicidi: 3.066 uomini e 840 donne, pari a circa il 78% di vittime maschili. Il tasso è di 10,6 decessi ogni 100 mila uomini contro 2,8 ogni 100 mila donne. La mortalità cresce con l’età e raggiunge il livello più alto tra gli uomini over 64, con 18,2 suicidi ogni 100 mila abitanti.

Il dato di genere è stabile da decenni: gli uomini muoiono per suicidio in misura nettamente superiore, anche se le donne effettuano più tentativi. Secondo Onori, l’evidenza del dato non può restare fuori dalle categorie prioritarie di un piano nazionale.

Il piano del Governo e le categorie finora indicate

Il 10 settembre 2026, in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, il Ministero della Salute ha annunciato di essere al lavoro su un documento di indirizzo che dovrà costituire la base del Piano nazionale. Nel comunicato ufficiale le attenzioni prioritarie sono rivolte a donne, adolescenti e contesti di particolare fragilità, come quello carcerario, oltre al sostegno dei survivor, i familiari di chi si è suicidato.

Onori non contesta l’attenzione a giovani e carceri, dove il rischio relativo è elevato. Contesta invece l’inserimento delle donne come prima categoria target, perché – sostiene – non corrisponde a chi muore davvero. “Il Governo ha annunciato un piano di prevenzione che si dichiara attento al genere, ma che finora non guardava a chi muore davvero”, ha aggiunto.

La risposta di Schillaci

Il ministro, da parte sua, ha ammesso la correttezza del dato e ha aperto a modifiche al Piano. “È un passo avanti, perché la prevenzione deve seguire i dati, non gli stereotipi”, ha replicato Onori, che ha aggiunto: “Siamo soddisfatti della risposta, ma lo saremo davvero quando vedremo il piano”.

Il nodo è operativo. Se il documento indica tre categorie prioritarie, chi resta fuori “di fatto non viene considerato”. Per questo Onori chiede che uomini adulti e anziani siano “scritti nero su bianco, con obiettivi e risorse dedicate”.

Cosa succede fuori dall’Italia

La deputata di Azione indica tre modelli. Il Regno Unito ha inserito gli uomini tra i gruppi prioritari. L’Irlanda si è data un obiettivo misurabile. L’Australia porta la prevenzione nei luoghi di lavoro, dove il rischio maschile è più visibile. “Non si tratta di togliere qualcosa alle donne o ai giovani, ma di smettere di trattare le donne come fragili per definizione: così non le si tutela, ma si perpetrano i soliti stereotipi di genere”, ha concluso.

 

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