“Questa estate, insieme al deputato dell’Ars Ismaele La Vardera, siamo stati affrontati con violenza da un dipendente della società Italo-Belga che gestisce l’80% degli stabilimenti balneari di Mondello. Il dipendente, spezzando un ombrellone e gridando ‘qui sei a casa mia’, ha tentato di impedire un gesto simbolico in difesa del libero accesso al mare. Oggi sappiamo che non si è trattato di un semplice atto di prepotenza. Dietro quella scena si celava un intreccio con le trame della mafia”. Così Matteo Hallissey, presidente di Più Europa e Radicali Italiani, che oggi denuncia quello che potrebbe essere un inquietante intreccio tra alcuni di quei balneari tanto “coccolati” dal governo Meloni e la criminalità organizzata.
Un affare “di famiglia”
Quel bagnino infatti era Raffaele Bocchini – continua Hallissey – nipote e autista del boss Salvatore Genova, capomandamento di Resuttana attualmente in carcere. Le intercettazioni raccontano di incontri riservati con mafiosi, protetti dal silenzio di telefoni spenti. Un dettaglio che basta da solo a comprendere la gravità della vicenda. Non siamo di fronte a un caso isolato. Nella stesso stabilimento lavorano anche Girolamo Genova, cognato del boss Salvatore Genova, e i figli Rosario Genova e Rosi Genova, moglie di Giuseppe Biondino, figlio dell’autista di Totò Riina e capo mandamento di San Lorenzo, scarcerato dopo avere scontato la pena”. Insomma, un affare di famiglia.
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“Bene le verifiche antimafia avviate dalla Regione”
“Le colpe di qualcuno – conclude il presidente di Più Europa – non ricadono su figli o nipoti, ma la commistione tra un bene pubblico e contesti criminali è pericolosa e mina la fiducia dei cittadini. Accogliamo con favore le verifiche antimafia avviate dalla Regione dopo la denuncia alla Guardia di Finanza: un atto dovuto ma tardivo. Non è tollerabile che la gestione di un bene comune resti per oltre un secolo nelle stesse mani, senza controlli adeguati, aprendo spazi a zone d’ombra e a possibili infiltrazioni”.

