venerdì, Gennaio 23, 2026
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L’Italia si ferma per la Palestina malgrado le “minacce” di Salvini

Decine di migliaia di cittadini di tutte le età sono scesi nelle piazze per dire basta all’Olocausto del popolo palestinese messo in atto dal criminale governo israeliano e per chiedere l’immediato rilascio degli ostaggi della Flotilla tenuti illegalmente in stato di fermo dall’esercito dello Stato ebraico. L’Italia ha risposto alla chiamata dei sindacati che hanno indetto uno sciopero generale in risposta ai crimini di Benjamin Netanyahu e dei suoi complici.

Il risveglio della passione civile

Quello che sta accadendo in risposta alla tragedia umanitaria di Gaza è qualcosa che in Italia non si vedeva da molto tempo. Un risveglio di passione civile, un movimento spontaneo che coinvolge pezzi importanti della società. Donne e uomini che in molti casi non scendevano in piazza da anni o che arririttura in piazza non erano mai scesi. Ora sarà compito della Politica con la P maiuscola dare un senso e una forma a tutto questo.

Gli attacchi del ministro del caos trasporti

Il problema, come spesso accade, è la politica con la p minuscola. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, noto per una certa allergia al lavoro e responsabile del caos trasporti che blocca il Paese ogni santo giorno, ha attaccato chi ha aderito allo sciopero. “Chi oggi sciopera rischia sanzioni personali, ha detto, per poi continuare con una frase che rasenta la comicità: “Chi restituisce la giornata di lavoro al milione di italiani che non potranno prendere il treno in uno sciopero dichiarato illegittimo?“.

La risposta di Landini: “Se arriveranno sanzioni prenderemo provvedimenti”

A stretto giro è arrivata la risposta di Maurizio Landini: “Non avevo, nella mia vita, mai visto che un rappresentante dello Stato minacciasse i suoi cittadini se esercitano un diritto sancito dalla giustizia. Una cosa così sinceramente non l’avevo mai vista“, ha detto il segretario della Cgil che ha aggiunto: “Quelle sono minacce e debbo dire che minaccia persone per bene, perché quelli che oggi sono qui sono quelli che pagano le tasse, che con il loro lavoro tengono in piedi questo Paese. Non dovrebbero essere minacciati, dovrebbero essere ringraziati perché stanno tenendo alto anche l’onore del nostro Paese”.

 

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Landini ha poi ricordato il motivo della protesta: “Migliaia di persone sono qui a dire no al genocidio. Sono qui a mandare un messaggio di solidarietà, di fraternità con il mondo intero, di dire basta a spendere nelle armi, no alle guerre. Io credo che un governo serio dovrebbe avere l’umiltà di ascoltare e di ringraziare gente che è qui, che sta dicendo che l’Italia deve svolgere questa funzione. Qualora il governo decidesse di sanzionare le organizzazioni dei lavoratori, il sindacato impugnerà i provvedimenti“, ha concluso.

Chi risarcisce i pendolari nei giorni in cui non c’è sciopero?

Matteo Salvini, anche in questa occasione, parla per fomentare la pancia della parte peggiore della società. E lo fa utilizzando l’argomento “soldi”, quegli stessi “soldi” che il governo sperpera per opere inutili e probabilmente irrealizzabili come il famigerato ponte sullo Stretto di Messina e i costosissimi canili realizzati in Albania. Prima di lui, a infangare chi sciopera, era stata la presidente del Consiglio, bollando la protesta come un pretesto per fare il “weekend lungo”. Qualcuno che le vuole bene dovrebbe spiegarle che chi aderisce allo sciopero rinuncia a un giorno di stipendio e soprattutto in molti casi lavora anche nel weekend. La domanda che sorge spontanea è chi dovrebbe risarcire tutti gli italiani che ogni giorno non riescono a raggiungere il loro posto di lavoro per l’inefficienza del ministro dei Trasporti.

 

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