giovedì, Dicembre 11, 2025
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Le gemelle Kessler e il diritto ad andarsene

La scelta della coppia artistica apre un nuovo capitolo su quella che dovrebbe essere la più grande conquista sociale dell'umanità

La scelta delle gemelle Kessler, che hanno deciso di interrompere la loro vita ben coscienti che non vi sia mezza prova tangibile che esistano altre vite, ben coscienti che al momento sappiamo solamente che i nostri corpi (che Alice ed Ellen Kessler hanno deciso di ridurre in cenere per finire in un’unica urna) rimarranno dei vuoti involucri, apre un nuovo capitolo su quello che definirei, senza usare termini troppo tecnici, il diritto ad andarsene.

Perché il diritto ad andarsene fa paura

Il diritto ad andarsene è qualcosa che spaventa, come spaventa tutto ciò che ha a che fare con la morte. Persino la battaglia sull’eutanasia, una battaglia sacrosanta ma comunque legata a malattie croniche che impediscono un fine vita dignitoso, è riduttiva rispetto alla possibilità di decidere liberamente e senza alcun vincolo di poter mettere fine alla propria vita. Da quel poco che sappiamo, una delle due gemelle Kessler probabilmente era affetta da una patologia incurabile, ma entrambe erano iscritte alla “Società Tedesca per una Morte Umana” (Dhgs). Le due artiste avevano deciso da tempo di mettere fine alla loro vita nello stesso momento, una scelta poetica a sigillo della loro simbiosi, ma anche una scelta profondamente politica.

L’Italia è un Paese culturalmente arretrato

In Italia, un Paese ancora culturalmente arretrato e schiavo di dogmi religiosi e bigottismo, c’è chi ha gridato allo scandalo, blaterando che sia le gemelle Kessler che il medico e l’avvocato presenti quando si sono iniettate il siero letale, non avrebbero rispettato la vita. Nel 2025 c’è chi ancora definisce la vita un “dono”, qualcosa di “sacro” che ci appartiene fino a un certo punto. In realtà la vita degli uomini, degli animali e delle piante è uno stato: fino a prova contraria non c’è stata donata da nessuno e non esiste nessun supereroe della Marvel che svolazza tra le nuvole e che ci giudicherà quando smetteremo di vivere.

 

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Con tutto il rispetto per i credenti, quando la religione diventa legge dello Stato è sempre un abominio. La presunta “sacralità”della nostra vita non dovrebbe mai condizionare le scelte del legislatore. Oggi, di fatto, si privano le persone di un diritto fondamentale: il diritto a premere il “tasto off” quando si vuole. Il diritto a premere quel tasto anche in assenza di patologie debilitanti o stati depressivi cronici. Il diritto a premere quel tasto in maniera non cruenta e assistito da specialisti che rendano il gesto sicuro e non doloroso.

Le generazioni senza futuro condannate a una non vita

Le gemelle Kessler hanno dimostrato al mondo che il diritto ad andarsene non deve essere un tabù. E non deve esserlo, a maggior ragione, in una società che sta condannando sempre più i giovani (ma anche i meno giovani) a un fine vita drammatico: un fine vita che in molti casi sarà fatto di povertà assoluta, di pensioni ridicole, di un sistema sanitario che non sarà più in grado di alleviare il dolore fisico, di un pianeta sempre più al collasso. Molte generazioni sono di fatto già condannate a una non vita, ma nessuno si pone il problema di dare loro la possibilità di non scontare questa condanna.

La più grande conquista sociale dell’umanità

Al contrario, le generazioni che ancora celebrano con orgoglio le loro conquiste sociali e hanno fatto in modo di non lasciare nulla a chi è arrivato dopo, sono le stesse che storceranno il naso leggendo queste righe. Sono le stesse che leggendo queste righe penseranno che sarebbe una follia istituire un “suicidio di Stato”. Sono le stesse che di fatto, dopo aver privato del futuro chi è arrivato dopo, priverebbero chi è arrivato dopo anche di non averlo, un futuro. In realtà, il diritto ad andarsene sarebbe la più grande conquista sociale dell’umanità, perché ci renderebbe finalmente padroni della nostra esistenza.

 

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