sabato, Giugno 13, 2026
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La destra addormentata nel bosco scopre che Trump è un folle

Dopo gli sguaiati attacchi del presidente Usa a Papa Leone XIV, persino Salvini e Meloni prendono le distanze dal loro idolo

Che Donald Trump sia un pericoloso squilibrato è cosa abbastanza nota a tutte le persone con una capacità di analisi leggermente superiore a quella di una cavia peruviana, animale dolcissimo ma che non brilla per intelligenza. E probabilmente lo hanno sempre saputo anche i suoi grandi supporter qui in Italia, ovvero la premier Giorgia Meloni e il suo vice Matteo Salvini, quello che l’Independent definì “cheerleader di Trump”.

Il presidente Usa crea imbarazzo tra i supporter

I nostri grandi statisti, che fino a pochi mesi fa vantavano vicinanza politica e persino amicizia con il presidente Usa, nell’ultimo periodo hanno dovuto mettere da parte il tifo sfegatato e i selfie da groupie con il loro idolo. Il motivo è abbastanza chiaro: il leader che avevano eletto a “salvatore”, arrivando a sponsorizzarne la candidatura a Nobel per la Pace, con le sue azioni e con le sue uscite è riuscito a mettere in imbarazzo persino loro.

L’attacco al Papa e l’immagine “sacra” prodotta con l’IA

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, come se le azioni delle squadracce dell’Ice (la polizia “anti-immigrazione” statutintense), i dazi, la complicità con i crimini di Israele, gli epstein files, le guerre e la minaccia di morte a un’intera civiltà fossero cose di poco conto, è stato un attacco a Papa Leone XIV. Lo squilibrato ha preso di mira il pontefice definendolo “debole sulla criminalità” e “pessimo in politica estera”, arrivando a sostenere, in pieno delirio di onnipotenza, che se lui non fosse alla Casa Bianca, Leone “non sarebbe in Vaticano”. Per rendere ancor più demenziale il tutto, Trump ha poi pubblicato un’immagine, prodotta con l’intelligenza artificiale, che lo ritrae nelle vesti di Gesù Cristo mentre cura un infermo.

Scherza coi fanti e lascia stare i santi

Si sa, in Italia uno dei proverbi più in voga è “scherza coi fanti e lascia stare i santi”. E così, le parole blasfeme del folle che ha tra le mani il più grande arsenale atomico del pianeta hanno costretto anche i suoi poveri tifosi a prendere le distanze, sia pur con toni pacati. La presidente del Consiglio, da tempo irrisa e sbeffeggiata per essersi proposta come “ponte” tra l’amministrazione Usa e le cancellerie europee, ha mandato un messaggio di sostegno al Pontefice in vista del sui primo viaggio apostolico in Africa, un gesto chiaramente in contrasto con le uscite di Trump, che comunque non viene mai nominato.

Persino Salvini toglie il cappellino Maga

Il “lavoro sporco” la premier lo lascia fare al capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, che in una nota è un po’ più esplicito: “Piena e forte solidarietà al Santo Padre Leone XIV per gli inaccettabili attacchi subiti. Per Fratelli d’Italia il Santo Padre rappresenta una figura di riferimento non soltanto sul piano spirituale. Una guida per tutto l’Occidente le cui radici affondano nei valori della cristianità“, scrive Bignami. Matteo Salvini, intervenendo alla trasmissione “Parla come mangi” (…) su Telelombardia, mette da parte il cappellino Maga e mette addirittura in dubbio l’intelligenza dell’inquilino della Casa Bianca: “Papa Leone – dice – è una guida spirituale per miliardi cattolici ma, al di là di questo, se c’è una persona che si sta spendendo per la pace è Papa Leone e quindi attaccarlo non mi sembra cosa intelligente e utile da fare”.

È solo facciata?

Insomma, dopo la pesante sconfitta di un’altro “amico impresentabile”, l’ex presidente ungherese Viktor Orbán – che aveva ricevuto il sostegno esplicito dell’amministrazione Usa con tanto di visita del vicepresidente JD Vance – persino l’estrema destra italiana, che in questi mesi è stata molto impegnata con la “famiglia nel bosco”, ha capito che continuare a sostenere il folle presidente Usa è controproducente. Ora sarà interessante scoprire se le prese di distanza saranno solo di facciata o se si concretizzeranno in fatti concreti: ad oggi l’ultimo “favore” del governo italiano a Donald Trump è stata la cacciata di Cingolani da Leonardo, un cambio al vertice dell’azienda leader nel campo della difesa e dell’aerospazio che per molti è un segnale della volontà dell’esecutivo a favorire accordi con aziende statunitensi scartando quelle europee.

 

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