È un legame di lunga data quello che lega Francesca Woodman a Roma: un amore che ha significato nella breve vita della fotografa una conoscenza profonda e frequenti soggiorni, ricambiato dalle tante mostre che le sono state dedicate nella Capitale, non ultima quella al Palazzo delle Esposizioni di 26 anni fa (Francesca Woodman. Providence, Roma, New York, a cura di Achille Bonito Oliva).
Ora è la sede capitolina della Galleria Gagosian a ospitare, fino al 31 luglio 2026, una sua retrospettiva, incentrata stavolta sulle sue affinità con il Surrealismo: circa 50 fotografie realizzate nel corso della sua brevissima vita, molte delle quali mai esposte prima, tutte delle stesse dimensioni (41,6cm x 41,6cm) e stampate dall’artista su gelatina d’argento.

Lifetime gelatin silver print © Woodman Family Foundation/SIAE, Rome Courtesy the Foundation and Gagosian
La mostra di Francesca Woodman a Roma
Corpi nudi, specchi, donne che scompaiono in mezzo a carta da parati, che escono da armadi vuoti, nature morte di conchiglie, gigli, serpenti: gli elementi che caratterizzano le fotografie di Francesca Woodman ci sono tutti in Lately I Find a Sliver of Mirror Is Simply to Slice an Eyelid.
Un titolo, quello della mostra, preso da uno dei pochi che la fotografa ha dato alle sue opere. La sua adesione ai canoni del surrealismo, d’altronde, si riconosce anche da questo: dal suo rifiuto nei confronti delle didascalie e delle spiegazioni del suo lavoro.
In questo caso, fa riferimento a uno degli scatti proposti, risalente al biennio ’75-’77: le mani reggono un frammento di specchio al di sotto di una natura morta su un tavolo. In una nota scritta nel 1976, Woodman collegò l’opera a un corso sulle fiabe che aveva frequentato durante il suo primo anno alla Rhode Island School of Design, associando quel titolo alla favola della Regina delle nevi, che immagina simbolici frammenti di specchio che distorcono la percezione della bellezza e della bruttezza.
La figura femminile, d’altronde, è sempre protagonista, elaborata come è in modi insoliti, con anguille e lucci drappeggiati sul suo corpo nudo, la carne pizzicata con mollette da bucato, le gambe avvolte con del nastro adesivo. Potente è la messa in scena del soggetto, di solito sé stessa, visto che, come ebbe a spiegare all’amica e spesso alter ego Sloan Rankin (che sceglie come modella perché le somiglia e le permette di enfatizzare il senso straniante di sdoppiamento), “È una questione di convenienza. Io sono sempre disponibile“.
Scrive Bertrand Schefer in Francesca Woodman (Johan & Levi Editore, 2024): “Allestisce uno scenario per le figure scomparse, creando uno spazio che non somiglia a nessun altro. Ha trovato, inventato il luogo per mostrarsi e scomparire. Nessuno aveva mai pensato a una cosa simile, a delle stanze nude, vuote, ma vive. Lei invece lo ha trovato subito, e non ne è più uscita“.

Lifetime gelatin silver print © Woodman Family Foundation/SIAE, Rome Courtesy the Foundation and Gagosian
Francesca Woodman: una biografia
Nata a Denver, in Colorado, il 3 aprile 1958, Francesca Woodman proviene da una famiglia di artisti: il padre, George Woodman, è un pittore, la madre, Betty Abrahams, una ceramista; suo fratello, Charles Woodman, è un video artist.
Dopo l’iscrizione alla scuola pubblica a Boulder, nel 1963, frequenta nel 1971 il secondo anno di scuola elementare a Firenze, dove impara a leggere e scrivere in italiano. Con la famiglia, trascorre molte estati sulle colline toscane dove i genitori acquistano una proprietà rurale ad Antella, frazione del comune di Bagno a Ripoli (Fi).
Il suo primo scatto, un autoritratto scattato con la Yashica Mat-124G regalatale dal padre, risale al 1972, quando ha appena 13 anni.
A partire da settembre 1976 frequenta a Providence un’Accademia di belle arti: la Rhode Island School of Design (RISD). Aaron Siskind è tra i suoi professori, suoi compagni e amici Sloan Rankin, George Lange e Arlene Shechet.
Nel maggio del 1977, arriva a Roma, in compagnia di Sloan Rankin, per frequentare i corsi europei della RISD; vi risiede fino all’agosto del 1978. Durante la permanenza romana, le viene organizzata la prima personale alla Libreria Maldoror, specializzata in arte e letteratura dadaista, surrealista e futurista.
Nel 1979 si trasferisce a New York, nel quartiere dell’East Village: lavora come assistente, modella e segretaria; nel luglio del 1980 partecipa come artista in residenza alla MacDowell Colony, nel New Hampshire. Tra la fine del 1980 e l’inizio del 1981, cade in una grave depressione, aggravata dal rifiuto della sua candidatura a una borsa della National Endowment for the Arts e dalla fine di una relazione sentimentale.
Dopo un primo tentativo di suicidio in autunno, torna a vivere con i genitori a Manhattan. Si getta dalla finestra di un loft, nell’Upper East Side, e muore il 19 gennaio 1981, a soli 22 anni.
Il successo postumo di Woodman
La prima mostra dopo la sua morte, a cura di Ann Gabhart insieme a Rosalind Krauss e Abigail Solomon-Godea, si è tenuta nel 1986 alla Hunter College Art Gallery di New York. Oggi, la Woodman Family Foundation custodisce l’eredità dell’artista e quella dei suoi genitori.
Nonostante la brevità della sua carriera, il suo lavoro, un corpus cospicuo di circa 800 fotografie, oltre a diari, video e libri d’artista, ha conosciuto un successo postumo e ha influenzato la creazione fotografica contemporanea. Le opere di Francesca Woodman sono conservate nelle collezioni di musei internazionali, tra cui la Tate Modern di Londra e il Metropolitan Museum of Art di New York.
Nel 2011, C. Scott Willis ha diretto The Woodmans, un documentario (vincitore del premio per il miglior documentario al Tribeca Film Festival) sulla vita della fotografa e su quella della sua famiglia, interamente votata all’arte.

Lifetime gelatin silver print © Woodman Family Foundation/SIAE, Rome Courtesy the Foundation and Gagosian
Info sulla mostra
FRANCESCA WOODMAN
Lately I Find a Sliver of Mirror Is Simply to Slice an Eyelid
29 aprile – 31 luglio 2026
Dal martedì al sabato, dalle 10 alle 18:30
Galleria Gagosian
Via Francesco Crispi 16, Roma

