martedì, Maggio 19, 2026
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Cristina Guarda: “Dal Parlamento UE due voti importanti per i diritti delle donne”

L'esponente di Avs spiega il voto che consente alle eurodeputate di delegare il voto prima e dopo il parto e la mozione sul consenso

Il Parlamento europeo ha approvato una revisione dell’atto elettorale dell’Unione per consentire alle eurodeputate di delegare il proprio voto prima e dopo il parto. La riforma introduce un’eccezione temporanea alla regola attuale – che richiede il voto in presenza – consentendo alle eurodeputate di delegare il proprio voto a un deputato di fiducia fino a tre mesi prima della data prevista del parto e fino a sei mesi dopo.

È un voto storico – spiega Cristina Guarda, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra – perché è dagli anni novanta che le donne parlamentari chiedono di poter essere messe nelle condizioni di poter vivere la propria maternità in maniera dignitosa. Chiedono di non essere escluse dai processi democratici e dal proprio dovere di rappresentanza dei cittadini. Oggi finalmente cominciamo a decostruire un’istituzione che è basata tipicamente su canoni maschili. Un’istituzione che non si preoccupa delle responsabilità di chi ha un carico di cura, che sia una neo mamma o una donna con a carico un parente non autosufficiente“.

“È un primo passo: il prossimo – continua l’eurodeputata Avs – dovrà essere quello di tutelare anche figura del padre, che ha il dovere e il diritto di essere presente nei primi mesi di vita del proprio figlio. Nel 2026 abbiamo l’obbligo di normalizzare la condivisione del carico di cura, che non può essere sempre sulle spalle delle donne. È un problema storico che limita chi vuole realizzarsi da un punto di vista professionale. Troppo spesso sfocia in un’esclusione delle donne dai processi decisionali o addirittura la rinuncia a candidarsi o a svolgere l’attività politica”.

Cristina Guarda: “Non mi è stato concesso di intervenire da remoto a una riunione, mia figlia aveva un mese”

Cristina Guarda, oltre ad essere un europarlamentare è anche una giovane madre. “Il voto del Parlamento – racconta – nasce anche dalla mia esperienza personale. Sono stata la prima europarlamentare di questa legislatura ad avere un bimbo e ho avuto una brutta esperienza. Non mi è stato concesso di partecipare ad una riunione e di porre una domanda di un minuto al candidato vicepresidente italiano della Commissione Europea. Non c’erano difficoltà tecniche, ma quattro gruppi parlamentari, quelli di destra e di estrema destra, hanno votato contro. Quattro uomini che hanno votato contro la mia partecipazione online: è stata una decisione politica”.

“Hanno deciso che io non potevo spendere qualche minuto della mia giornata in post parto per dedicarmi a rappresentare la mia comunità – spiega ancora Cristina Guarda – chiedendo chiarimenti ad un candidato così importante di una della Commissione Europea. È stato un grandissimo segno di mancanza di rispetto. Mi è stato addirittura chiesto di volare fino a Bruxelles per poter partecipare fisicamente con mia figlia che aveva poco più di un mese. È stato inaccettabile vedere degli uomini decidere, ancora una volta, sulla nostra possibilità di bilanciare il carico tra famiglia e lavoro. Per questo che poi mi sono unita alle altre tredici neo mamme parlamentari e alla fine abbiamo raggiunto questo obiettivo. Ora deve seguire un impegno politico chiaro per tutte le donne che oggi sono escluse da processi politici decisionali e professionali a causa di questi abusi maschili”.

La risoluzione sul consenso

Il parlamento europeo anche approvato una risoluzione contro la violenza sessuale basata sul concetto di consenso un tema molto dibattuto anche in Italia. L’Europa invita gli Stati membri ad allineare le proprie legislazioni agli standard internazionali.

“In questa plenaria – continua Cristina Guarda – abbiamo affrontato anche un altro tema legato ai diritti femminili, ovvero la necessità di riconoscere che la vergogna in caso di stupro deve cambiare lato non deve essere sulle spalle della donna, cioè della vittima, ma sulle spalle di chi ha compiuto un atto orrendo. Lo abbiamo fatto riconoscendo che il rapporto sessuale senza consenso è stupro. L’Europa sta dicendo a tutti i ventisette stati armonizzate l’approccio normativo. Non bisogna colpevolizzare la vittima e va riconosciuta la responsabilità maschile nella violazione del diritto dell’autodeterminazione femminile. È quello che i partiti di destra stanno cercando di smantellare in Italia e in Europa, difendendo figure maschili violente e figure maschili patriarcali. Questa posizione del Parlamento Europeo cambia le carte in tavola e comincia finalmente a restituirci la dignità.

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