Hanno usato un chilo di esplosivo per cercare di mettere a tacere Sigfrido Ranucci, il giornalista scomodo per eccellenza, quello delle inchieste che fanno paura ai criminali e ai potenti, soprattutto a quei potenti che hanno qualcosa da nascondere. E fanno davvero sorridere le parole di solidarietà da parte degli stessi personaggi che fino a ieri fomentavano mandrie di trogloditi e di analfabeti funzionali contro il conduttore di Report, intasavano o tribunali con querele temerarie contro di lui e contro la sua redazione, lavoravano nell’oscurità per limitare il suo spazio e la sua libertà in quella tv pubblica ridotta ormai a tragicomico megafono del governo Meloni.
Un attentato di chiara matrice
E nell’oscurità hanno agito anche i criminali che hanno piazzato un chilo di esplosivo in prossimità dell’auto di Sigfrido Ranucci, un metodo che accomuna due delle massime espressioni della feccia che popola il nostro Paese: i mafiosi e i fascisti. Ora al giornalista sarà rafforzata la scorta, quella scorta che lo accompagna ormai dal 2014.
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In un Paese in cui c’è una presidente del consiglio che si permette di paragonare le opposizioni a terroristi islamici (salvo poi accusare le stesse opposizioni di diffondere odio contro di lei) la stampa libera e non allineata al potere subisce ogni giorno attacchi violenti e tentativi di censura. L’attentato a Sigfrido Ranucci arriva dopo il caso Paragon, la torbida vicenda che ha coinvolto i colleghi Francesco Cancellato, Ciro Pellegrino e Roberto D’Agostino, che sono stati spiati, non si sa da chi, con un software militare di una società israeliana dato in licenza ad agenzie governative. Difficile non avere il sospetto che le inchieste di Fanpage e Dagospia, che hanno coinvolto il governo, i partiti che lo formano e alcuni esponenti chiave, non c’entrino qualcosa.
Perché è un attentato alla parte migliore dell’Italia
L’attentato a Sigfrido Ranucci, in sostanza, è un attentato alla parte migliore dell’Italia. È un attentato al Paese che non si arrende a quel potere che vuole mettere il bavaglio ai giornalisti liberi mentre sposta pericolosamente indietro le lancette dell’orologio della Storia. È un attentato alle persone perbene, a chi non si lascia mettere i piedi in testa e resiste, resiste, resiste.
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